Kimberly Bárbara Bárcenas Hernández + Antonio Conte + Kaf: Magnifica Humanitas, 2026

MagnificaHumanitas-2026

note biografiche:
Kimberly Bárbara Bárcenas Hernández (Puebla, Messico, 1992) è un’artista e artigiana messicana che lavora tra pittura murale, sgraffito e tecniche tradizionali della calce. La sua ricerca mette in dialogo la tradizione del muralismo messicano con i rivestimenti storici europei, esplorando il rapporto tra colore, materia e architettura. Dopo gli studi in Arti Plastiche in Messico, ha proseguito la sua formazione in Spagna con il Ciclo Formativo Superiore in Rivestimenti Murali presso la Escuela de Arte y Superior de Diseño de Segovia e, nel 2025, ha completato il Triennio di Restauro di Pittura Murale e Affresco presso l’Istituto per l’Arte e il Restauro Palazzo Spinelli di Firenze. Dal 2014 sviluppa progetti in spazi pubblici e privati e tiene workshop in Europa dedicati alle tecniche murali tradizionali. Il suo lavoro nasce dall’osservazione dell’architettura storica e dalla volontà di mantenere vive le tecniche artigianali attraverso una pratica contemporanea.

Antonio Conte nasce nel 1981, è un artista visivo e curatore indipendente che vive e lavora a Napoli. Nel 2009 si laurea all’Accademia di Belle Arti di Napoli. La sua ricerca si sviluppa principalmente attraverso la pittura, affiancata da installazioni, pratiche partecipative e progetti curatoriali. Il suo lavoro intreccia memoria personale, questioni sociali e ambientali, affrontando temi come il cambiamento climatico, le migrazioni, la guerra e le contraddizioni della società contemporanea. Nel corso degli anni ha esposto in mostre personali e collettive in Italia, ideato progetti di arte partecipata e curato numerose iniziative dedicate all’arte contemporanea. È fondatore della Piccola Galleria Resistente, spazio indipendente nato a Napoli per promuovere il dialogo tra arti visive, musica, letteratura e territorio. La sua pratica artistica nasce dall’idea che l’arte possa essere uno strumento di relazione, capace di creare connessioni tra esperienze individuali e dimensione collettiva.

Kaf nasce a Napoli, dove vive e lavora. Diplomato all’Istituto d’Arte, la sua formazione si è consolidata dove l’espressione di sé è severamente vietata: sui lati dei treni con i graffiti, usando bombolette spray, e sulle numerose superfici che la città offre, con materiali diversi. Ha iniziato osservando e usando la città come un grande spazio di gioco, con l’unico intento di divertirsi. Il suo primo impulso è stato il piacere -quasi un’ossessione- di riprodurre il suo nome fittizio ovunque. In parallelo, come i binari di un sistema ferroviario, sperimentava tecniche diverse per poter partecipare a questo gioco fantastico, illegale ma a tratti anche legalizzato. Questa esperienza lo ha portato a collaborare con gallerie d’arte e festival in giro per il mondo. La sua ricerca si è ampliata verso altri linguaggi, dal disegno alla scultura fino al documentario. Come parte del collettivo Cyop&Kaf, ha contribuito a interventi diffusi nello spazio urbano, in particolare nei Quartieri Spagnoli di Napoli (Quore Spinato, 2013) e a Taranto (Taranto. Un anno in città vecchia, 2014) fino all’esperienza del film Il segreto, vincitore di numerosi riconoscimenti.

Un lavoro a tre teste, sei mani e un cuore che batte all’unisono per chiederci cosa significa essere esseri umani oggi. Stiamo attraversando un periodo di grandi cambiamenti, perdendoci tra nuove conquiste tecnologiche e un rapporto sempre più stretto con l’intelligenza artificiale. Siamo in bilico tra natura e tecnologia in un equilibrio precario che non permette distrazioni. Un lavoro dove natura e robotica provano a coesistere in unico ambiente fatto di foglie e piante e animali e pezzi di ricambio e rotelle che girano, che ruotano e seguono rotte proprie. Come degli uccelli migratori da sempre anche gli esseri umani hanno migrato percorrendo grandi distanze.

“Finché ci saranno uccelli in volo, ci sarà vita”, da sinistra a destra la storia dell’uomo, dalla terra alla luna, nuova meta turistica che appassiona i potenti della terra. Dalla cicogna bianca al nostro satellite, specchio di casa, riflesso rovesciato della Terra. Tutto ciò che perdiamo sulla Luna si accumula. Solo la pazzia è restata sulla Terra e i tre artisti in bilico come le due figure centrali si muovono tra natura e ingegneria, tra foglie e infrastrutture, tra piume e occhi robotici. Solo l’amore può salvarci e ricordarci che per quanto tecnologici possiamo diventare restare umani è l’unica cosa che conta.